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MINACCE DI FRANE

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Testo estratto dal libro
Don Gianni Sala - Le chiese di Sondalo - Sondalo 1998

 

A titolo di curiosità e a riprova che il mondo è sempre stato mondo anche una volta, ricorderemo inoltre che nel primi anni del '700 la chiesa di s. Marta ebbe a subire danni anche a causa del taglio sconsiderato del bosco di Sortenna. Lo sappiamo da una petizione che il canonico Francesco Menini indirizzò al vescovo per aver l'autorizzazione ad aggravare con la scomunica i divieti che le autorità civili avevano emanato in proposito e che, però, erano stati regolarmente disattesi. Scrive così il Menini nel giugno 1709: "La chiesa di s. Marta di Sondalo soggiace a moltissime ruine et rivoli d'acqua che descendono dal bosco detto Ronc sordo di Sortenna con evidente pericolo, che uscendo fuori quelle dal solito acquaduto, sottomettino e sepelliscino la sudeta chiesa, ecciò procede dala gran distruzione de piante et legnami che vien fatta in detto bosco da gente indomita, sfrenata, che non vogliono obedire alii ordini di codesta comunità; et è un contendere con le nubi. Perciò il canonico Menini beneficiale di detta chiesa humilissimo servo suplica sua signoria ill.ma e rev.ma la gratia, in iuris subsidium (=in appoggio alle leggi) dell'intimazione della scomunica contro chiunque si troverà tagliare alcuna sorte di legnami et haverà tagliato su distretto del bosco di Ronc sordo dalli campi di Antonio et Giacomo fratelli Gambarri da matina sino a sira a campi de medemi, et per sino alla cima di detto bosco per longo et per largo. Che della gratia l'humile supplicante pregherà sua divina maestà per la di lei conservation et salvatione" (28).

Rispondeva il vicario generale Giovanni Simone Franzoni, il quale, essendosi accertato tramite il prevosto di Grosio, che era allora anche vicario foraneo di Sondalo, che il taglio era stato vietato anche da precise disposizioni dell'autorità civile, assecondava la richiesta, raccomandando di darne avviso durante le messe per tre domeniche successive avvertendo gli eventuali occulti trasgressori che sarebbero stati tenuti in coscienza all'obbligo della restituzione e della riparazione dei danni.

Naturalmente non sappiamo se la paura della scomunica abbia giovato o meno (c'è però da augurarselo), sappiamo invece che il fenomeno degli smottamenti e delle frane ai danni di s. Marta si ripeterà, in maniera anche più grave, nel 1852 (29)

Che però non si sia mai navigato nell'abbondanza neppure in seguito, lo sappiamo da un inventario degli arredi del 1752.

La suppellettile dell'altare era composta da "una croce d'ottone indorata con il Crocifisso d'argento; sei candelieri di legno inargentati, tre tabelle del Sacrum Convivium, Vangelo e Lavabo, quattro candelieri d'ottone; quattro angeli con candelieri indorati; quattro frontali (uno rosso, uno di coridoro e duo di legno pitturati); un calice di rame indorato con coppe d'argento, due messali e quattro pianete dei vari colori liturgici". Di banchi ce n'erano quattro in coro per i sacerdoti ed uno in chiesa per i secolari. L'inventario ricorda inoltre le due campane e le tre pale degli altari (30).

Quella dell'altare maggiore era dedicata a s. Marta e a s. Maria Maddalena e quella degli altari laterali erano dedicate una a s. Bartolomeo e l'altra a s. Francesco Saverio. Oggi rimane soltanto quella di s. Bartolomeo. A giudizio dello Zaccaria in origine quest'ultima doveva essere un capolavoro, purtroppo però già allora era in uno stato lacrimevole. Quella di s. Marta e di s. Maria Maddalena, invece, era del 1670 e doveva essere opera di nessun pregio. Qualche tempo dopo gli altari laterali dovevano essere parecchio in disordine perché mons. Giovanni Battista Mugiasca a seguito della sua visita pastorale (2 giugno 1766) si vide costretto a emanare un decreto di questo tenore: "restano sospese le cappelle laterali come troppo indecenti sin tanto che il sig. vicario foraneo non dia riscontro che queste siansi riparate" (31). Ai tempi di don Zaccaria (1878-1906) a questi altari si celebrava solo qualche rara volta, però gli anziani ricordano ancora che il 24 agosto di ogni anno si andava a s. Marta in processione, vi si cantava la messa e si impartiva la benedizione con la reliquia di s. Bartolomeo (32).

 

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ISSN 2284-3620

Ultimo aggiornamento: 19 aprile 2016